venerdì 26 dicembre 2025
La sigaretta in onde medie
Quella busta di tabacco che le aveva regalato il padre per l'onomastico era davvero troppo forte per lei. Coltivato in apposite piantagioni di proprietà Italsider, veniva, una volta raccolto, additivato con polveri pesanti dei Navigli e fuliggine di Salina, usata come calmiere del gusto altrimenti troppo amaro per il mercato europeo. Daniela arrotolò la sigaretta davanti al cancello dell'ospedale, aspirando avidamente il contenuto in tre tiri sostanziosi, prima di oltrepassare la zona con divieto di fumo. Nonostante avesse i polmoni abituati, sentì un marcato pizzicore alla trachea. Vestita di tutto punto, con capelli polinesiani appena lavati, entrò nell'ascensore per i visitatori e premette con decisione il pulsante logoro del secondo piano. Appena partito, sola nell'abitacolo si appoggiò ad una parete e svenne istantaneamente. L'incredibile potenza di quel tabacco e molto probabilmente lo stress accumulato nei giorni addietro la misero ko. Giunto al piano si aprì la porta automatica dell'ascensore. Davanti in attesa si trovava un gruppo di infermieri novizi. Immediatamente cercarono di soccorrerla. Daniela si trovava a terra in posizione fetale, con gli occhi sbarrati tipici dello stitico dopo la colazione mattutina. Credendo erroneamente, ma in buona fede, che fosse in preda ad infarto fulminante richiesero l'intervento di un defibrillatore con piastre cariche al massimo voltaggio. Le vennero appoggiate sul petto e poi data corrente. La reazione della ragazza fu del tutto inaspettata. Daniela si sollevò di quasi un metro dal pavimento e poi atterrò in posizione di guardia sinistra pugilistica. Sferrò un primo jab di interdizione e poi un diretto destro con il braccio forte al plesso solare dell'ignaro infermiere che stava comandando le operazioni, piegandolo in due. A questo punto la piccola calca che si era formata attorno a lei si aprì e lei subito ne approfittò per fuggire da quella situazione imbarazzante. Quella vicenda stravagante la impressionò molto e la usò per cercare di trovare una valida e più sana alternativa al fumo tradizionale. La soluzione non tardò ad arrivare e provenne, come sempre più spesso capita, dalla rete. Da qualche mese infatti si stava espandendo velocemente un nuovo modo di fumare attraverso degli appositi marchingegni di brevetto giapponese. Tali diavolerie non prevedevano infatti l'uso di tabacco, e non già qui la cosa doveva far pensare. Si basavanoinvece su una miscela liquida di origine prettamente chimica, che forniva la medesima sensazione della sigaretta ma con risvolti sanitari molto migliori e meno invasivi. La differenza stava nel procedimento che eliminava la combustione fisica del tabacco ed adottava invece la vaporizzazione degli eccipienti usati. Daniela non attese un attimo e corse ad acquistare quella che la ditta produttrice aveva ribattezzato la "sigaretta in onde medie" , altrimenti volgarmente detta sigaretta elettronica. Stanamente non costava neppure una fortuna come avrebbe immaginato. Il negoziante, un nord-vietnamita con i capelli platinati, le consegnò una mini-valigetta 24 ore ed uno scontrino di intonaco che fungeva anche da garanzia. All'interno della confezione erano contenuti 114 pezzi da montare, ognuno indispensabile. Il libretto delle istruzioni non esisteva. Trovò casualmente un foglio della grandezza di un francobollo, dove in sedici lingue era riportata l'indicazione: "per le norme di assemblaggio scaricare il manuale in PDF sul nostro sito internet pormoni.com". Daniela decisa ad andare in fondo alla spinosa questione avviò il download che durò praticamente mezza giornata. Quando finalmente riuscì a visualizzarlo si accorse subito che era stato tradotto grossolanamente in una lingua che era un crocevia tra lo slavo dei vecchi navigatori per auto, il milanese rampante ed alcune inflessioni di grecanico. Presa dallo sconforto più profondo, Daniela si rivolse all'intelligenza artificiale per strigare l'arcano. Caricò il file in PDF su Gemini del suo profilo. Immediatamente lo schermo del telefono divenne completamente di colore ciano fluo. Contemporaneamente, senza dare alcuna possibilità di tornare indietro, apparve l'odiosa rotellina di elaborazione, recitante l'insopportabile frase: "attendere prego". Dopo tre giorni infiniti senza segnali, impossibilitata ad interagire, Daniela, in preda ad una giustificata crisi di nervi, decise di immergere il telefono in una soluzione consigliata dalla nonna a base di soda caustica, idraulico liquido ed anitra w.c. L'inzuppamento non durò più di due secondi. Quando la ragazza lo fece timidamente riaffiorare, il telefono risultava palesemente redento. Lo schermo emanava un gradevole odore di sandalo vetiver ed i tasti erano a forma di cuore. L'algoritmo dell'intelligenza artificiale, probabilmente impaurito, aveva spedito il manuale, onde evitare problemi futuri, tramite corriere, con raccomandata con ricevuta di ritorno corredato da una confezione ultra-natalizia di Ferrero Rocher alla vecchia Romagna. Il montaggio, seppur perfettamente spiegato con figure chiare, fu alquanto laborioso, ma alla fine Daniela vinse la sfida ed assemblò in modo ineccepibile la sigaretta in onde medie. Dopo averla caricata in 5G con un'apposita presa usb in gel vegetale, potè finalmente assaporare il nuovo tabagismo del terzo millennio.
giovedì 11 dicembre 2025
Il maratoneta adamitico
Accettarono di buon grado l'invito della coppia amica. I loro figli erano inseparabili e rifiutando la proposta rischiavano il classico conflitto familiare. Il programma era intransigentemente green, basato sul trekking e sul contatto con la natura. L'idea era quella di trascorrere un week-end lungo, cioè dal venerdì, in montagna sulle bellissime dolomiti. La particolarità consisteva nel trovarsi in stagione invernale, per cui potevano fare attività diverse da quelle standard classiche del periodo estivo. Il progetto si componeva di un primo giorno di "acclimatamento" passeggiando per malghe e rifugi, di un secondo giorno, quello più accattivante, partecipando ad una ciaspolata natalizia esclusiva fortemente sentita dai nativi ed infine l'ultimo giorno osservazione degli stambecchi della Marmolada ad impatto zero, camuffandosi da cespugli di vischio. Il venerdì quindi esordirono muniti di scarponi Nabjjiajjiajji e zaino Quequeoqua alla scoperta di fattorie tipiche e rifugi alpini.Il freddo era pungente. Le figlie, in considerazione soprattutto della giovane età, erano completamente a loro agio, risultando quasi immuni ai morsi del gelo. Loro invece, che non erano assolutamente abituati all'ambiente strong montano, avendo sempre preferito pinete ed atolli, onde evitare una ipotermia certa, per scaldarsi si dettero a bere grappe ed altri distillati di consistente gradazione alcolica. La conseguente ed inevitabile sbornia fu galattica.Vennero ritrovati nell'imbarazzo generale abbracciati ad un abete secolare mentre inveivano pesantemente contro lo sci di fondo e la discesa libera di Kitzbuhel. Il giorno successivo, superando una renitenza profonda ed un'emicrania da comunità di San Patrignano, partirono per la ciaspolata, seppur con morale e decoro sotto i dopo-sci. Calzarono le tipiche racchette ed immediatamente caddero di muso sopra ad un calesse austro-ungarico, lasciato all'entrata del paese quale monito per le future generazioni per ricordare l'aberrazione di tutte le guerre. Timidamente si unirono, carichi di vergogna, alla coda della processione cercando dare meno nell'occhio possibile. La temperatura era glaciale, ampiamente sotto gli zero gradi ed in più la notte precedente era nevicato copiosamente. Come in ogni processione che si rispetti il patimento fisico è obbligatorio e quindi iniziarono a salire per un sentiero con pendenza del 40% non di meno. Trascorsa circa un'ora di cammino serrato sempre di scalata, arrivarono a bordo di un piccolo boschetto, delizioso e dall'aspetto natalizio. Si fermarono per riprendere fiato defilandosi dal gruppo, che invece continuava a procedere spedito. Il luogo sembrava un quadretto della Thun. Per la prima volta riuscirono a godersi il momento e si rallegrarono di aver accettato quell'invito. All'improvviso sentirono sfrascare. Poteva essere una marmotta, una poiana del diaccio o un gatto delle nevi. La tensione divenne papabile. Tutti si zittirono all'istante per cogliere ogni rumore. Il momento tanto atteso finalmente giunse in breve tempo. Dal piccolo sentiero che tagliava ortogonalmente il boschetto in due parti, spuntò LUI. Lui, era un uomo di mezz'età, capelli come Ivano dei Cugini di Campagna. La particolarità era l'essere completamente nudo da cima a fondo, abbigliato solo con un paio di mutande modello Cagi con patta maschile anteriore. Scalzo correva imperterrito con a terra un manto fresco di neve di trenta centimetri. Nessun segno apparente di sofferenza o di affaticamento. Il runner-ignudo gli passò accanto senza degnarli di uno sguardo. Percepirono anzi, da parte sua, un sentimento di disprezzo verso di loro che avevano il corpo così oltremodo coperto. La situazione era surreale e data la sua manifestazione improvvisa non poteva essere in alcun modo immortalata. Quando fu al loro pari, il babbo avrebbe voluto fermarlo, ma preferì non agire per non arrecare fastidio o farlo sentire osservato. Decise comunque di manifestargli il suo apprezzamento dicendogli semplicemente: "complimenti". L'altro senza nemmeno alzare lo sguardo gli rispose quasi stizzito:"è solo concentrazione" e continuò a correre imperterrito. Da quel giorno la sua vita cambiò. Rapinò con successo sedici furgoni portavalori, sequestrò due industriali del Brenta ricavandone un cospicuo bottino, partecipò in qualità di protagonista maschile a tre film pornografici particolarmente spinti e posteggiò la sua auto per tre mesi filati in un posto riservato alla guardia di finanza senza prendere neppure una multa. Di lui si persero le tracce su di un volo per l'arcipelago di Los Roques in Venezuela e si dice che oggi guarisca i dolori del nervo sciatico degli indios nella foresta amazzonica senza l'uso di alcun unguento.
giovedì 4 dicembre 2025
La cella frigorifera del peccato
Senza pensarci un attimo entrò nella stanza buttando giù la porta con una vigorosa spallata. All'interno si era barricato Compensato, suo storico fidanzato da una vita e non voleva saperne di aprire.Il motivo? l'aveva tradita vigliaccamente con la pizzicagnola di fiducia, una bella gazzillora della ciociaria di nome Avvezza, a cui il divino aveva negato del tutto la grazia e la gentilezza fornendogli però quale bilanciamento, un seno granitico sovradimensionato che lei usava ordinariamente come lasciapassare. Con Compensato dovevano sposarsi entro poche settimane. Proprio durante gli ultimi preparativi, quelli sicuramente più estenuanti, in cui da sola doveva sobbarcarsi con notevole dispendio di energie tutto il lavoro, lui, approfittando del momento favorevole e senza peraltro porsi alcuno scrupolo morale si era portato a letto la salumiera-traboccante, oltretutto in quel letto ancora intatto che avevano deciso di inaugurare insieme la prima notte di nozze. Tutto era partito dall'accordo che avevano trovato in quel periodo; visto che lei si occupava di tutta la burocrazia, in virtù anche di una maggiore scaltrezza ed intelligenza, lui doveva pensare solo alla cura dei beni materiali ed in particolare alla preparazione giornaliera dei pasti. In effetti lei si era accorta che in quel periodo salumi e formaggi la facevano da padroni sulla tavola, ma erroneamente pensava che Compensato non fosse adatto a stilare e realizzare un menù che necessitava di una minima pianificazione, cosa alquanto lontana dai suoi canoni intellettivi. Il negozio della futura amante si trovava a poche centinaia di metri dalla loro abitazione e perciò fu il prescelto per il rifornimento di cibo. Il locale ricalcava perfettamente lo stile della padrona: un guazzabuglio di prodotti in vetrina contornati da profondi canyon formati dalla polvere e dall'erosione del vento prodotto dal fan-coil tenuto a palla sia in inverno che in estate. All'interno del locale poi l'aria era irrespirabile come su Saturno. Nonostante la tosse provocata dall'ambiente malsano, tutte le persone presenti all'interno gridavano per parlare e spettegolavano cattivamente sul prossimo, con particolare riguardo a chi abitava nel circondario. I clienti erano chiaramente sempre gli stessi, per il 90% di sesso maschile, attratti dall'avvenenza della proprietaria ed anche se il sudicio la faceva da padrone se ne disinteressavano completamente. Avvezza da dietro il banco senza timore mostrava la sua migliore qualità con disinvoltura e gli ormoni virili degli astanti si spargevano in ogni pertugio. Questa sua dote era in verità anche l'unica che possedeva, visto che parlava con una conoscenza grammaticale pari a quella dei compagni di merende e l'unico luogo più lontano da casa che aveva visitato era la pista dei go-kart ad Ostia. Però odorava di sesso, di lenzuola aggrovigliate e di sigarette come di deve, sbanfate post-amplesso. Compensato si era subito convinto, dopo la prima spesa, che doveva farla sua. La concorrenza era chiaramente numerosa, agguerrita e poco simpatica. In negozio era sempre presente qualcuno con le stesse intenzioni e non esisteva durante la giornata nessun momento in cui poter avvicinare in solitudine la donna per dichiararsi. Ci voleva perciò molto mestiere e faccia tosta per farsi avanti di fronte ad un pubblico così critico ed agguerrito. Era necessaria inoltre un'ottima scelta del momento giusto e per fare ciò la spesa doveva prolungarsi il più possibile. Questo gli costò una fortuna, specialmente nella prima settimana, perchè non riusciva a sbloccarsi. Studiò una strategia a tavolino e finalmente un martedì all'ora di chiusura si fece avanti. Avvezza aveva già intuito le sue intenzioni da un bel pò e siccome lui le piaceva, accettò con un impercettibile occhiolino di assenso. Iniziarono a vedersi nelle due ore di chiusura pomeridiana dentro la cella frigorifera del magazzino adiacente al negozio, cospargendosi il corpo, per supplire al freddo intenso, di olio canforato e schiuma poliuretanica. Tutto filò liscio fino a quel maledetto venerdì di quaresima, in cui decise, visto che la futura sposa doveva assentarsi alcuni giorni per lavoro, di invitare l'amante a casa, con la convinzione di non poter essere scoperto. Purtroppo non fu così. Quando munita di trolley 4X4 scese da casa per prendere la macchina, in strada trovò un casino grandissimo. Non si era ricordata, come tanti altri, che quello era il terzo venerdì del mese e quindi era giorno di spazzamento meccanico della strada. L'autista del mezzo preposto, probabilmente già disturbato mentalmente, si sentì preso in giro perché gli automezzi non erano stati spostati come ben specificato nella cartellonistica. Questo non gli permetteva di svolgere il suo compito in pieno che, ad onor del vero, vedeva più come una missione. In preda ad una crisi isterica aveva raggruppato tutti gli aghi di pino presenti nella carreggiata in una pira e li aveva accesi. L'incendio si era in pochissimo tempo allargato a tutto ciò che era intorno e soprattutto alle automobili in sosta. Il copioso fumo scaturito dalla combustione aveva allertato i residenti che erano scesi in strada giustamente allarmati. Molti di questi erano anche i proprietari delle vetture e quindi, inviperiti per l'assurdità della situazione ed il danno subito, avevano cercato all'unisono vendetta tentando di linciare l'autista. Esso in un delirio di onnipotenza aveva inforcato la spazzatrice alzando le spazzole rotanti ad altezza uomo e si era diretto senza scrupoli contro i suoi avversari. Ne era scaturito un lungo scontro furioso, sedato solo dall'intervento di un blindato del reparto celere che aveva inondato il luogo di acqua ragia e sale per addolcitori onde disperdere la folla. Ristabilita un'apparente calma, lei era tornata un attimo in casa per riprendersi prima di affrontare la trafila con le forze dell'ordine. I due amanti ignari della gazzarra intanto stavano consumando il loro rito sessuale senza inibizioni. Appena udì le effusioni provenire dalla sua camera, la donna fece irruzione nella stanza e brandendo un canterano del XVI secolo come fosse uno Swiffer picchiò selvaggiamente Avvezza, gettandola poi fuori di casa a forza di calci e pugni ottimamente assestati. In quel lasso di tempo Compensato cercò di barricarsi in camera in preda al terrore. Come già detto all'inizio di questa storia lei cercò di farsi aprire, ma non ricevendo risposta buttò giù la porta della stanza con una spallata poderosa. Una volta entrata lo prese subito per il collo e lo sciaguattò violentemente per vari minuti a destra ed a manca. Poi, improvvisamente, si fermò e guardandolo fisso negli occhi gli disse a bruciapelo:"certo io un cretino come te c'ho da ritrovarlo" e se ne andò fieramente senza nemmeno offenderlo per l'ultima volta
lunedì 24 novembre 2025
San Prospero
Oggi 24 Novembre è San Prospero, il nostro patrono e di tutti coloro che nella vita si sentono scansati, evitati, mai attenzionati, non contati nelle alzate di mano, costantemente reclusi in un anonimato assolutamente non voluto e considerati solo dall'erario.
martedì 18 novembre 2025
la commemorazione infinita
La storia si ripeteva ciclicamente ormai da una vita. Il primo martedì di ogni mese da oltre trent'anni, il suo vicino di casa allo scoccare esatto del mezzogiorno, sparava in aria dalla terrazza del soggiorno ben sedici colpi di mortaio. Quest'arma, un residuato bellico della seconda guerra mondiale in dotazione all'artiglieria tedesca, si diceva appartenuta a suo nonno, il tenente Otto Von Struppen. Leggenda recitava che l'uomo l'avesse strenuamente usata durante lo sbarco in Normandia, per difendere la spiaggia di Omaha dall'assalto delle truppe americane. Il nonno, pluridecorato postumo per l'eroismo ed il coraggio dimostrato in quella circostanza, aveva tragicamente perso la vita perché rimasto a secco di munizioni e quindi privo di protezione dall'aggressione dei nemici. Da una stima abbastanza plausibile di un commilitone presente, sembra che avesse sparato senza interruzione 15.627 bombe in diciotto minuti. In quel lasso di tempo infatti, come da testimonianza delle immagini girate da una troupe degli alleati preposta a registrare le sequenze dello sbarco, nessun soldato a stelle e strisce riuscì a superare l'impressionante linea di fuoco ordita dal tenente tedesco. Il nipote quindi, onde suggellare il valore dell'avo,ogni primo martedì del mese (la battaglia si era svolta martedì 6 giugno 1944) metteva in scena questa commemorazione attraverso il "bombardamento condominiale", effettuato fortunatamente usando proiettili caricati a salve. Il mortaio originale gli era stato inviato da un alto generale delle SS, molto amico del nonno. Dicerie e chiacchiericci post-bellici asserivano addirittura che i due fossero segretamente fidanzati, ma esso non aveva mai voluto credere a questa voce e la respingeva con forza da sempre. Il 6 giugno poi, giorno infausto dell'anniversario di morte, organizzava puntualmente una parata bellica in via Franz Beckembauer, la più rappresentativa del quartiere, ingaggiando a pagamento delle comparse. Nello specifico assoldava una cinquantina di cingalesi in ciabatte a cui forniva delle divise del III Reich prese a noleggio. Era lui stesso ad aprire la sfilata a bordo di una Dyane6 scappottata a cui aveva fatto mettere dei cingoli al posto degli pneumatici. La ripetitività nel tempo di tutte queste azioni non proprio asettiche, alla fine lo fecero giocoforza svalvolare. La mattina del 1 ottobre 1985, tutto l'astio che aveva accumulato detonò con violenza inaudita.Deciso a punirlo, imbracciò un ariete che aveva precedentemente costruito usando un dissuasore giallo di cemento come testa ed un attaccapanni ineccepibile della Foppapedretti come asta e sfondò la porta di casa del vicino. Una volta fatta irruzione, nel bel mezzo della commemorazione mensile, sapendo che esso era armato, gettò per confonderlo due bombolette puzzolenti all'aroma di uovo sodo ed un lacrimogeno artigianale fatto con Lacca Elnett, due cipolle di Tropea crude, mezzo chilo di carbolina ed un goccio di olio essenziale all'ortica. Il vicino tentò goffamente di volgere la bocca del mortaio verso l'interno dell'appartamento per rintuzzare l'attacco, ma a causa dell'effetto sorpresa e della perfetta strategia messa in campo dall'avversario nevrotico, perse per alcuni secondi il senso dell'orientamento. Approfittando di questa defaillance, in preda alla furia omicida assalì alla baionetta il vicino crivellando il corpo con una cinquantina di colpi inferti con un coltello seghettato da pane raffermo. Ritornato in sé, fu assalito da un violento attacco di panico e tentò di far sparire il corpo gettandolo nel cesto dei panni sporchi scuri, non accorgendosi che ancora respirava. Quando arrivarono i paramedici nel luogo della mattanza, allertati da un tronista dirimpettaio svegliato bruscamente nel sonno dal fracasso generato dalla colluttazione, lo trasportarono a sirene spiegate verso il più vicino ospedale della zona. Operato di urgenza per undici giorni filati, venne miracolosamente sottratto alla morte. Oggi vive in un polmone di acciaio di sesta generazione con Wi-FI e aria condizionata senza polline.
martedì 11 novembre 2025
La Banda del Salame
La loro strategia era, pur nella sua estrema semplicità, sorprendentemente efficace. La tattica consisteva nel insediarsi in un punto strategico della città riguardo al commercio e poi iniziare a sterminare i vicini, peggio se diretti concorrenti, impostando una fitta trama di azioni scorrette dal punto di vista etico ma incisive da quello pratico. Al comando della combriccola, per auto-imposizione e non per elezione democratica, si trovava "Vanna nido di merlo", nome chiaramente di battaglia. La donna si era imposta quale stratega e cervello operativo della banda per il suo potere economico, che non esitava a sbandierare agli altri componenti, molto frequentemente costretti alla compilazione del modulo ISEE, per ottenere agevolazioni fiscali. Il modus operandi era generalmente sempre lo stesso: stanziarsi senza clamore in un luogo ritenuto cruciale e distruggere, senza porsi scrupoli morali, l'intorno. Questo metodo di demolizione veniva espletato attraverso due binari divergenti ma alla fine concatenati, quello psicologico e quello materiale.La parte diciamo spirituale era indubbiamente quella più difficoltosa e sotterranea. Poteva spaziare dalla pratica di sedute spiritiche, all'invio di trucidi anatemi o anche all'effettuazione di messe nere officiate da famosi menagrami cittadini. Sul piano materiale veniva perseguita una linea di fine terrorismo che andava chirurgicamente a colpire le piccole scocciature quotidiane, come la spazzatura, i lamenti, debitamente indirizzati, dei passanti non occasionali, eccetera. La chiave vincente di questa prassi era l'inesorabile costanza della messa in atto, in modo che, prima o poi, il sistema nervoso del malcapitato concorrente andasse in frantumi. Una strategia in definitiva che i varani di Komodo attuavano dalla notte dei tempi, per riuscire ad abbattere prede molto più grandi di essi. Dotati di un veleno con effetto retard e non molto potente, mordevano il malcapitato e spropositato bufalo contando sull'effetto sorpresa. A questo punto, senza fretta, attendevano pazientemente, senza mai perderlo d'occhio, che il bufalo, sempre più indebolito dalle tossine, cadesse stremato a terra diventando il banchetto luculliano. Questa tattica si ripeteva ormai da molto tempo ed il meccanismo perciò era perfettamente rodato ed oliato che funzionava praticamente da solo. Così è successo anche molto recentemente. L'ostacolo in questa missione sembrava insormontabile ed invece come l'azione del fiume Colorado ha scavato e continua a scavare il Grand Canyon nel tempo, la famigerata "Banda del Salame", ha abbattuto il suo trofeo, fino ad oggi più prestigioso: il sultano degli alimentaristi carissimi. Gli accidenti, oltre alle altre azioni di guerriglia, sono arrivate al bersaglio con precisione svizzera e l'uomo di Neanderthal della cinta e dei sott'oli-pepita, ha dovuto capitolare, suo malgrado, opponendo anche una resistenza strenua e valorosa, a cause di forza maggiore di origine celeste.
mercoledì 5 novembre 2025
IL Tuttaio
“Perché dovrei sentirmi in colpa?” si chiese.
“Dopotutto io con lei ero stato estremamente chiaro, anzi lustro come un boccino da goriziana. La nostra era una storia di puro divertimento, niente di più. Non avevo alcuna intenzione di impegnarmi proprio ora che ero uscito macinato da un poli-amore durato dieci anni”.
I pensieri si accavallavano aggrovigliandosi sempre più.
“Come al solito le donne partono lanciate ostentando una libertà da paradiso fiscale. Niente legami, vita mondana e fine-serata di valore con lo scudetto Vallespluga. Peccato che la durata di questo idillio sia pari, se non inferiore, ad un ombrello retrattile fabbricato in Angola. In men che non si dica, iniziano a pensare, a collegare ogni granello a quello precedente. Analizzano tutto, adoprano l'amigdala fino a ridurla a brandelli. In un attimo, il rapporto risulta superficiale, maschilmente vuoto. A questo punto scatta l’offensiva di terra e nasce la necessità di trovare un obiettivo. Si passa cioè dal Negroni o lo Spritz con il Campari, all’istinto di maternità in un batter d’occhio”.
Rimuginava da quasi un’ora e non era abituato. Il nervoso lo stava lentamente sormontando.
“Ma poi sono sempre stato integerrimo con lei. Fedele e non per obbligo morale. Gliel’avevo detto a caratteri cubitali che ero un tuttaio, uno che spesso in vita si era trovato a meraviglia con l’amore di gruppo ed il cosmo che gli ruotava attorno. Questa con lei era da considerarsi una parentesi e non si poteva pretendere di soffocare la mia indole”.
Fortunatamente squillò il telefono, facendogli interrompere questo meeting psicologico estenuante. Di solito a numeri sconosciuti non rispondeva perché erano sempre perdite di tempo. Stavolta invece, senza nemmeno accorgersene distrattamente rispose. Dall’altro capo della linea, in viva-voce, si palesò una delegazione di nudisti della Camargue. Gli dissero che avevano reperito il riferimento da un suo conoscente che aveva partecipato ad un happening sui poligami, svoltosi poche settimane prima in Polinesia. Dalle informazioni ricevute avevano stabilito che lui poteva essere la persona adatta a partecipare al loro ambizioso esperimento sociale: creare una factory a scopo puramente sessuale, totalmente libera situata in un alpeggio delle dolomiti lucane, al riparo da sguardi indiscreti e chiacchiericci.
Rifletté, rientrando nei suoi canoni usuali, per cinque secondi ed accettò entusiasta la proposta. Gli comunicarono che con lui la lista dei partecipanti era ufficialmente chiusa. Il giorno prefissato si presentò carico di aspettative presso la malga dell’amore, munito unicamente di una busta della spesa come bagaglio, contenente spazzolino pieghevole e dentifricio da aeroporto, deodorante roll on, una confezione di Novalgina, due mutande con la scritta UOMO a caratteri cubitali ed una caraffa quattro-stagioni piena di Citrosodina.
Il gruppo era formato da venti unità, di cui ben diciassette, come spesso succede, di sesso maschile. Subito dopo il primo appello iniziarono le prime scaramucce dovute alla marcata disomogeneità di genere. La tensione sfociò quando molti partecipanti uomini attesero per espletare il proprio turno eterosessuale molto più di un codice giallo al pronto soccorso. In particolare un americano del Wisconsin, tale Barney Rubble, tentò di azzannare alla carotide un portoricano Manuelito Traseiro, reo, a suo modo di vedere, di aver saltato la fila mediante l’uso di un sotterfugio di basso macello. Dopo alcune settimane di problematica convivenza, furono chiamate ad intervenire le forze dell’ordine nel tentativo di placare gli animi. Fu incaricata una guarnigione della guardia venatoria capeggiata dal comandante Assiolo Uccello, il quale ordinò l’irruzione nel casolare in piena notte, mentre si stava svolgendo un’orgia feroce.
Fu una mattanza, paragonabile a quella che anni dopo si verificherà al G8 di Genova del luglio 2001 all’interno della scuola Diaz. Tutti i partecipanti furono arrestati e condotti nudi all’esterno dove erano attesi da una massa di fotografi affamati. Senza poter interpellare nemmeno un avvocato, furono poi imprigionati in uno scantinato abbandonato della città fantasma di Craco in provincia di Matera.
Vennero liberati solo dopo una serrata protesta dei parenti più stretti che si incatenarono vivi alla piramide di Micerino per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere l’immediato rilascio di tutti i detenuti. Rilascio che verrà concesso alcuni giorni dopo questo gesto eclatante direttamente dal Ministro delle pari opportunità Galeazzo Musolesi.
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