mercoledì 5 novembre 2025
IL Tuttaio
“Perché dovrei sentirmi in colpa?” si chiese.
“Dopotutto io con lei ero stato estremamente chiaro, anzi lustro come un boccino da goriziana. La nostra era una storia di puro divertimento, niente di più. Non avevo alcuna intenzione di impegnarmi proprio ora che ero uscito macinato da un poli-amore durato dieci anni”.
I pensieri si accavallavano aggrovigliandosi sempre più.
“Come al solito le donne partono lanciate ostentando una libertà da paradiso fiscale. Niente legami, vita mondana e fine-serata di valore con lo scudetto Vallespluga. Peccato che la durata di questo idillio sia pari, se non inferiore, ad un ombrello retrattile fabbricato in Angola. In men che non si dica, iniziano a pensare, a collegare ogni granello a quello precedente. Analizzano tutto, adoprano l'amigdala fino a ridurla a brandelli. In un attimo, il rapporto risulta superficiale, maschilmente vuoto. A questo punto scatta l’offensiva di terra e nasce la necessità di trovare un obiettivo. Si passa cioè dal Negroni o lo Spritz con il Campari, all’istinto di maternità in un batter d’occhio”.
Rimuginava da quasi un’ora e non era abituato. Il nervoso lo stava lentamente sormontando.
“Ma poi sono sempre stato integerrimo con lei. Fedele e non per obbligo morale. Gliel’avevo detto a caratteri cubitali che ero un tuttaio, uno che spesso in vita si era trovato a meraviglia con l’amore di gruppo ed il cosmo che gli ruotava attorno. Questa con lei era da considerarsi una parentesi e non si poteva pretendere di soffocare la mia indole”.
Fortunatamente squillò il telefono, facendogli interrompere questo meeting psicologico estenuante. Di solito a numeri sconosciuti non rispondeva perché erano sempre perdite di tempo. Stavolta invece, senza nemmeno accorgersene distrattamente rispose. Dall’altro capo della linea, in viva-voce, si palesò una delegazione di nudisti della Camargue. Gli dissero che avevano reperito il riferimento da un suo conoscente che aveva partecipato ad un happening sui poligami, svoltosi poche settimane prima in Polinesia. Dalle informazioni ricevute avevano stabilito che lui poteva essere la persona adatta a partecipare al loro ambizioso esperimento sociale: creare una factory a scopo puramente sessuale, totalmente libera situata in un alpeggio delle dolomiti lucane, al riparo da sguardi indiscreti e chiacchiericci.
Rifletté, rientrando nei suoi canoni usuali, per cinque secondi ed accettò entusiasta la proposta. Gli comunicarono che con lui la lista dei partecipanti era ufficialmente chiusa. Il giorno prefissato si presentò carico di aspettative presso la malga dell’amore, munito unicamente di una busta della spesa come bagaglio, contenente spazzolino pieghevole e dentifricio da aeroporto, deodorante roll on, una confezione di Novalgina, due mutande con la scritta UOMO a caratteri cubitali ed una caraffa quattro-stagioni piena di Citrosodina.
Il gruppo era formato da venti unità, di cui ben diciassette, come spesso succede, di sesso maschile. Subito dopo il primo appello iniziarono le prime scaramucce dovute alla marcata disomogeneità di genere. La tensione sfociò quando molti partecipanti uomini attesero per espletare il proprio turno eterosessuale molto più di un codice giallo al pronto soccorso. In particolare un americano del Wisconsin, tale Barney Rubble, tentò di azzannare alla carotide un portoricano Manuelito Traseiro, reo, a suo modo di vedere, di aver saltato la fila mediante l’uso di un sotterfugio di basso macello. Dopo alcune settimane di problematica convivenza, furono chiamate ad intervenire le forze dell’ordine nel tentativo di placare gli animi. Fu incaricata una guarnigione della guardia venatoria capeggiata dal comandante Assiolo Uccello, il quale ordinò l’irruzione nel casolare in piena notte, mentre si stava svolgendo un’orgia feroce.
Fu una mattanza, paragonabile a quella che anni dopo si verificherà al G8 di Genova del luglio 2001 all’interno della scuola Diaz. Tutti i partecipanti furono arrestati e condotti nudi all’esterno dove erano attesi da una massa di fotografi affamati. Senza poter interpellare nemmeno un avvocato, furono poi imprigionati in uno scantinato abbandonato della città fantasma di Craco in provincia di Matera.
Vennero liberati solo dopo una serrata protesta dei parenti più stretti che si incatenarono vivi alla piramide di Micerino per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere l’immediato rilascio di tutti i detenuti. Rilascio che verrà concesso alcuni giorni dopo questo gesto eclatante direttamente dal Ministro delle pari opportunità Galeazzo Musolesi.
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