giovedì 4 dicembre 2025
La cella frigorifera del peccato
Senza pensarci un attimo entrò nella stanza buttando giù la porta con una vigorosa spallata. All'interno si era barricato Compensato, suo storico fidanzato da una vita e non voleva saperne di aprire.Il motivo? l'aveva tradita vigliaccamente con la pizzicagnola di fiducia, una bella gazzillora della ciociaria di nome Avvezza, a cui il divino aveva negato del tutto la grazia e la gentilezza fornendogli però quale bilanciamento, un seno granitico sovradimensionato che lei usava ordinariamente come lasciapassare. Con Compensato dovevano sposarsi entro poche settimane. Proprio durante gli ultimi preparativi, quelli sicuramente più estenuanti, in cui da sola doveva sobbarcarsi con notevole dispendio di energie tutto il lavoro, lui, approfittando del momento favorevole e senza peraltro porsi alcuno scrupolo morale si era portato a letto la salumiera-traboccante, oltretutto in quel letto ancora intatto che avevano deciso di inaugurare insieme la prima notte di nozze. Tutto era partito dall'accordo che avevano trovato in quel periodo; visto che lei si occupava di tutta la burocrazia, in virtù anche di una maggiore scaltrezza ed intelligenza, lui doveva pensare solo alla cura dei beni materiali ed in particolare alla preparazione giornaliera dei pasti. In effetti lei si era accorta che in quel periodo salumi e formaggi la facevano da padroni sulla tavola, ma erroneamente pensava che Compensato non fosse adatto a stilare e realizzare un menù che necessitava di una minima pianificazione, cosa alquanto lontana dai suoi canoni intellettivi. Il negozio della futura amante si trovava a poche centinaia di metri dalla loro abitazione e perciò fu il prescelto per il rifornimento di cibo. Il locale ricalcava perfettamente lo stile della padrona: un guazzabuglio di prodotti in vetrina contornati da profondi canyon formati dalla polvere e dall'erosione del vento prodotto dal fan-coil tenuto a palla sia in inverno che in estate. All'interno del locale poi l'aria era irrespirabile come su Saturno. Nonostante la tosse provocata dall'ambiente malsano, tutte le persone presenti all'interno gridavano per parlare e spettegolavano cattivamente sul prossimo, con particolare riguardo a chi abitava nel circondario. I clienti erano chiaramente sempre gli stessi, per il 90% di sesso maschile, attratti dall'avvenenza della proprietaria ed anche se il sudicio la faceva da padrone se ne disinteressavano completamente. Avvezza da dietro il banco senza timore mostrava la sua migliore qualità con disinvoltura e gli ormoni virili degli astanti si spargevano in ogni pertugio. Questa sua dote era in verità anche l'unica che possedeva, visto che parlava con una conoscenza grammaticale pari a quella dei compagni di merende e l'unico luogo più lontano da casa che aveva visitato era la pista dei go-kart ad Ostia. Però odorava di sesso, di lenzuola aggrovigliate e di sigarette come di deve, sbanfate post-amplesso. Compensato si era subito convinto, dopo la prima spesa, che doveva farla sua. La concorrenza era chiaramente numerosa, agguerrita e poco simpatica. In negozio era sempre presente qualcuno con le stesse intenzioni e non esisteva durante la giornata nessun momento in cui poter avvicinare in solitudine la donna per dichiararsi. Ci voleva perciò molto mestiere e faccia tosta per farsi avanti di fronte ad un pubblico così critico ed agguerrito. Era necessaria inoltre un'ottima scelta del momento giusto e per fare ciò la spesa doveva prolungarsi il più possibile. Questo gli costò una fortuna, specialmente nella prima settimana, perchè non riusciva a sbloccarsi. Studiò una strategia a tavolino e finalmente un martedì all'ora di chiusura si fece avanti. Avvezza aveva già intuito le sue intenzioni da un bel pò e siccome lui le piaceva, accettò con un impercettibile occhiolino di assenso. Iniziarono a vedersi nelle due ore di chiusura pomeridiana dentro la cella frigorifera del magazzino adiacente al negozio, cospargendosi il corpo, per supplire al freddo intenso, di olio canforato e schiuma poliuretanica. Tutto filò liscio fino a quel maledetto venerdì di quaresima, in cui decise, visto che la futura sposa doveva assentarsi alcuni giorni per lavoro, di invitare l'amante a casa, con la convinzione di non poter essere scoperto. Purtroppo non fu così. Quando munita di trolley 4X4 scese da casa per prendere la macchina, in strada trovò un casino grandissimo. Non si era ricordata, come tanti altri, che quello era il terzo venerdì del mese e quindi era giorno di spazzamento meccanico della strada. L'autista del mezzo preposto, probabilmente già disturbato mentalmente, si sentì preso in giro perché gli automezzi non erano stati spostati come ben specificato nella cartellonistica. Questo non gli permetteva di svolgere il suo compito in pieno che, ad onor del vero, vedeva più come una missione. In preda ad una crisi isterica aveva raggruppato tutti gli aghi di pino presenti nella carreggiata in una pira e li aveva accesi. L'incendio si era in pochissimo tempo allargato a tutto ciò che era intorno e soprattutto alle automobili in sosta. Il copioso fumo scaturito dalla combustione aveva allertato i residenti che erano scesi in strada giustamente allarmati. Molti di questi erano anche i proprietari delle vetture e quindi, inviperiti per l'assurdità della situazione ed il danno subito, avevano cercato all'unisono vendetta tentando di linciare l'autista. Esso in un delirio di onnipotenza aveva inforcato la spazzatrice alzando le spazzole rotanti ad altezza uomo e si era diretto senza scrupoli contro i suoi avversari. Ne era scaturito un lungo scontro furioso, sedato solo dall'intervento di un blindato del reparto celere che aveva inondato il luogo di acqua ragia e sale per addolcitori onde disperdere la folla. Ristabilita un'apparente calma, lei era tornata un attimo in casa per riprendersi prima di affrontare la trafila con le forze dell'ordine. I due amanti ignari della gazzarra intanto stavano consumando il loro rito sessuale senza inibizioni. Appena udì le effusioni provenire dalla sua camera, la donna fece irruzione nella stanza e brandendo un canterano del XVI secolo come fosse uno Swiffer picchiò selvaggiamente Avvezza, gettandola poi fuori di casa a forza di calci e pugni ottimamente assestati. In quel lasso di tempo Compensato cercò di barricarsi in camera in preda al terrore. Come già detto all'inizio di questa storia lei cercò di farsi aprire, ma non ricevendo risposta buttò giù la porta della stanza con una spallata poderosa. Una volta entrata lo prese subito per il collo e lo sciaguattò violentemente per vari minuti a destra ed a manca. Poi, improvvisamente, si fermò e guardandolo fisso negli occhi gli disse a bruciapelo:"certo io un cretino come te c'ho da ritrovarlo" e se ne andò fieramente senza nemmeno offenderlo per l'ultima volta
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