sabato 31 gennaio 2026

C'era un armeno, una marmotta, uno svedese ed un maltese in villeggiatura. La storia degli ultimi anni della Robur scritta da Sesto Caio Samprospero

Capitolo 1 Il periodo Armeno "In una landa scansolata, allo freddo birbone che l'ossa e le braghe ti consuma" come avrebbe detto il buon Brancaleone da Norcia, un marcantonio armeno meditava assorto, spalmato sopra un tricheco in fin di vita. Levon Le Castegnenko, questo il suo nome, solo e determinato rifletteva assorto senza minimamente curarsi della tormenta che lo stava letteralmente flagellando. La sua idea si era trasformata da un futile capriccio giovanile ad una vera e propria ossessione: acquistare una squadra italiana di football dilettantistico e portarla in massima serie, con una scalata leggendaria. Intanto, il povero tricheco oppresso dal peso spropositato dell'uomo e dagli acciacchi dell'età, spirò tristemente emettendo un latrato che avrebbe fatto impietosire perfino Greg Bovino. Levon invece, completamente preso dai suoi pensieri, non ci fece neppure caso. Sentì solo una forte sensazione di freddo sulle natiche ed una folata di vento robusta che lo colpì come un pugno nello zigomo sinistro. La neve intanto continuava a scendere copiosa tanto da ammantarlo quasi interamente. Il suono odioso di una notifica proveniente dal suo tablet ollare lo destò bruscamente dai profondi pensieri che lo sormontavano. Si trattava di una email del suo amico e socio in affari Astutan Fainajm. Gli aveva scritto per comunicargli che l'occasione da loro tanto attesa si era finalmente presentata. Una squadra di calcio toscana, di una città d'arte molto rinomata, dopo un periodo di fasti e prestigio, era infatti precipitata, causa pluri-gestioni dissennate, nei bassifondi sportivi approdando ingloriosamente alla prima serie dilettantistica. Tutti coloro che l'avevano vigliaccamente depredata ed affondata erano miseramente spariti ed ora il team veleggiava senza meta nelle sabbie mobili di campionati calcati da luoghi senza la targa. Questa rappresentava, senza ombra di dubbio, l'opportunità da loro tanto agognata. Levon ebbe come un brivido di piacere che lo fece sussultare, scrollandogli di dosso tutta la neve accumulata sui vestiti nella giornata. Tumulò il tricheco con tutti gli onori visto che gli aveva portato fortuna e poi si incamminò verso la sua abitazione. Questa in effetti era una più una tenda, composta da un telaio fatto con un esoscheletro di capodoglio ricoperto da shearlings di renna appositamente conciati da artigiani berberi nomadi. Arrivato alla sua dimora, per prima cosa si preparò una tisana bollente con del vischio igp e borraccina rasa docg e, solo dopo essersi rilassato, rispose al messaggio del socio. Gli disse che a stretto giro di ore gli avrebbe comunicato l'importo da offrire al soggetto venditore. Dopo una sauna rigenerante, si diresse verso una vicina miniera di carbone abbandonata, dove, a circa ad un centinaio di metri di profondità, nascondeva i suoi averi contanti. Fatta una rapida conta imbustò i soldi all'interno di frigorifero portatile blindato e risalì in superficie, vestendo i panni di un gitante domenicale della brina pronto per un succulento pic-nic, onde confondere eventuali malintenzionati. Incaricò il Banco dei Mongoli di Ulaanbaatar di compiere legalmente la trattativa ed attese gli esiti dell'operazione all'interno di un gatto delle nevi 4x4 di sua proprietà, con il riscaldamento acceso. Dopo alcuni minuti la compravendita si era già conclusa e lui era il nuovo patron della squadra. Prese una busta della spesa del supermercato Addiaccionyan, vi infilò qualche indumento intimo ed un paio di ciabatte e partì immediatamente alla volta della città toscana. Appena arrivato fece stilare immediatamente l'inventario dei beni materiali ed immateriali del club, per capire la reale situazione economica. Il ritiro estivo della prima squadra stava incombendo. Decise che avrebbe portato tutti a San Pietroburgo così da evitare a mani basse la calura estiva. Approntò anche la rosa dei giocatori da solo, vista la sua pluriennale esperienza come direttore sportivo, maturata giocando ininterrottamente alla Play Station Fifa dal 1993 al 2003. Sistemato questo primo aspetto basilare si rese conto di non avere ancora un allenatore a libro paga. Spulciò la sua sterminata rubrica telefonica, ma si rese conto di non disporre di alcun elemento adatto per competenza. Si ricordò però di Piotre Bollata il quale, quando Levon giocava nei pulcini del Mostroiesky, lo aveva allenato per alcuni mesi prima di imbarcarsi in un sottomarino nucleare. L'uomo era tartassato da una sinusite cronica dovuta all'umido armeno e quindi, pur di cambiare aria, accettò il nuovo incarico di buon grado. Al primo allenamento si rese subito conto di un problema cruciale: nessuno dei giocatori e staff tecnico parlava la sua lingua. Acquistò la sera stessa il dispositivo Dmitrij, analogo dell'europea Alexa, per la traduzione simultanea armeno-italiano, vendutogli da un lontano cugino cosacco rinomato tecnico informatico. Dotò tutti gli interessati di auricolare bluetooth per sincronizzare i dialoghi. Lui però parlava in un idioma arcaico stretto, sconosciuto alla rete internet. La trasposizione generata perciò era del tutto scollegata e la macchina spesso traduceva in un dialetto in uso solo in alcuni remoti paesi dell'Aspromonte. Levon intanto, tenendo fede al suo nome, appena possibile si levò dai coglioni con il preciso ordine di non essere mai più disturbato. Il campionato che ne seguì fu deleterio e la squadra inevitabilmente finì nell'anonimato a metà classifica. (forse continuerà.......)

Nessun commento:

Posta un commento