venerdì 27 marzo 2026
Il drone dell’amore
Ogni mattina degli ultimi cinque anni, dalla finestra del suo ufficio, Disavvezzo la vedeva attendere l’autobus seduta, con le gambe accavallate e le braccia conserte, sulla panchina della fermata a richiesta. La sua stanza di lavoro da dove la osservava lo rispecchiava in pieno. Era sciatta ed angusta, con le pareti tristemente disadorne, di colore bianco divenuto giallastro dall’ultima rifrescata di cui si erano completamente perse le memorie. La scrivania era di una precisione disarmante. Ogni oggetto stava nello stesso posto dall’era mesozoica ed infatti, perché nessuno osasse modificarne la disposizione, lui stesso aveva delimitato il perimetro di ogni oggetto appoggiato, con del nastro adesivo da carrozziere. L’addetto alle pulizie ogni sera, quando rassettava l’ufficio, era ossessionato da quel tavolo e dalle nefaste conseguenze di una accidentale modifica. Sua madre lo aveva chiamato Disavvezzo proprio come il nonno paterno, anche se fino all’ultimo era stata indecisa con un altro nome, Sorpassato, famoso motociclista del ventennio fascista tragicamente scomparso in gara, idolo assoluto di suo marito Caballero. Ogni dodici minuti cronometrati Disavvezzo si alzava dalla sua sedia in radica e beveva tre sorsi appena accennati di acqua Fiuggi in bottiglia. Finito di deglutire, estraeva dalla tasca dei pantaloni un fazzoletto di stoffa appallottolato, si soffiava il naso due volte e poi si sciacquava i denti usando del colluttorio pretto alla stevia di fossa, che teneva nella tasca interna sinistra della giacca tre bottoni. A mezzogiorno in punto si alzava dalla sedia facendo perno sul piede destro e poi, ansimando, si recava in sala mensa per la pausa pranzo. Nel periodo estivo ( 1 Aprile/31 Ottobre) consumava ogni giorno un piatto di panzanella con abbondanti cipollotti freschi, mentre nel periodo invernale (1 novembre/31 marzo) preferiva gustare, sempre ogni giorno, una zuppa di farro della Garfagnana sciapa. Questi piatti gli venivano preparati espressi tutte le mattine dalla madre Devota di 106 anni suonati, ancora in forma smagliante. Finito di pranzare sorseggiava lentamente un Orzo Bimbo senza zucchero e compiva 682 giri della scrivania per digerire, facendo una tacca nel muro ogni tornata per non perdere il conto. Tornava poi a lavorare fino alle 17.00 e rincasava subito. L’unico sgarro giornaliero a questa ferrea routine, era la vista onirica di lei in attesa dell’autobus proprio sotto le sue finestre dell’ufficio. Questa devianza gli creava un profondo turbamento, dovuto, sia alla modifica delle abitudini consolidate, ma, soprattutto dovuto al sentimento di attrazione verso un'altra persona a lui totalmente sconosciuto in 63 anni di vita. Più il tempo trascorreva e più questo richiamo diveniva forte. Spesso infatti gli capitava di spiacciacare il viso contro il vetro della finestra, generando l’ilarità degli automobilisti che passavano sotto ed era frequente che essi suonassero il clacson ironicamente al suo indirizzo. Giocoforza questa attrazione si trasformò a lungo andare in ossessione, a tal punto che pensava a quella donna anche fuori dall’orario di lavoro, ma pure la domenica ed addirittura nelle festività rosse nel calendario. Di lei però non sapeva assolutamente nulla: il nome, la professione, lo stato civile, il casellario giudiziario, la cartella sanitaria ecc., tutto completamente sconosciuto. La sua pantagruelica timidezza però non gli permetteva neppure di passargli accanto con indifferenza. Pensò che l’unico modo plausibile per avvicinarla fosse tramite l’uso di un drone radiocomandato. Acquistò l’articolo su Amazon Prime per velocizzare la consegna ed iniziò subito a frequentare un corso al dopolavoro ferroviario per imparare a pilotarlo. Riuscì in breve tempo a destreggiarsi abbastanza bene. A questo punto, per poter interloquire con l’amata, munì il drone di un microfono satellitare che gli permettesse con esso sia di parlare sia di ascoltare. Quando fu assolutamente sicuro delle sue abilità decise di agire. Passata una settimana buona a convincersi, una fresca mattina di febbraio mise in moto la sua macchina dell’amore, dipinta di propria mano di color fucsia e profumata con deodorante per ambienti alla barbabietola rossa. Appena la vide sedersi sulla panchina, fece decollare il drone e lo diresse con discrezione verso di lei, che era chiaramente totalmente ignara degli accadimenti. Quando il mezzo fu sopra ad essa lo fece scendere in verticale. Doveva iniziare a parlarle subito altrimenti lei si sarebbe spaventata a morte e questo non doveva accadere. Proprio mentre stava per iniziare a leggerle il discorso strappalacrime di 52 fogli protocollo in fronteretro, la cui redazione lo aveva impegnato per circa un mese, un bambino-maranza munito di racchettone elettrico per lo sterminio degli insetti, vedendo il drone ad altezza giusta non esitò a colpirlo con uno smash perfetto, degno del noto campione statunitense Vitas Gerulaitis, disintegrandolo un oltre mille frammenti. Intanto era arrivato l’autobus. La donna, che non si era accorta di nulla, vi salì come ogni giorno. Disavvezzo in preda ad una crisi di nervi, senza pensarci due volte, si gettò dalla finestra del suo ufficio al terzo piano nell’intento di afferrare il ragazzo per strozzarlo con le proprie mani. Cadde rovinosamente a terra, a non meno di tre metri lineari dal giovane e morì di infarto per il dispiacere solo pochi attimi dopo il violento urto. Rimase riverso a terra nell’indifferenza generale dei passanti per alcune ore, fino a che alcuni turisti giapponesi, facenti parte di un nutrito gruppo mordi e fuggi, dopo averlo fotografato da ogni angolazione, lo adagiarono supino sopra la panchina dove si sedeva sempre la sua amata. Il giorno seguente il corriere cittadino titolò:” barbone trovato morto riverso su di una panchina a causa del freddo artico provocato dalla perturbazione n.17 del mese di Febbraio”.
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