venerdì 17 ottobre 2025
La strage inutile
Dalla finestra mignon della sua cella poteva vedere sorgere il sole. Nel periodo primaverile poi, con il cielo sereno, il primo raggio lo colpiva precisamente mentre dormiva steso sul letto a castello, come se fosse coricato nel tempio di Abu Simbel. Il sole però non era più quello di una volta e tale fenomeno, che si ripeteva inesorabile negli anni, gli aveva procurato un'ustione nel centro della fronte a forma di chiave musicale. Per questa sua peculiarità tutti gli altri galeotti lo avevano soprannominato "Rachmanioff". Era stato condannato a 26 anni di reclusione per aver gettato(per oltre un decennio) nel cassonetto dell'indifferenziato sopra alla sua abitazione, una quantità spropositata di rifiuti tossici altamente pericolosi per la salute pubblica. In pratica aveva stretto un patto con una cosca mafiosa dell'isola di Lipari, in cui si impegnava a smaltire qualunque tipo di scoria nociva gli fosse stata inviata, purché non superiore ai 15 kg di peso netto. Inizialmente le difficoltà generate dalla reclusione furono enormi. La sensazione di inutilità dell'esistenza, la mancanza della libertà e degli affetti cari, ma soprattutto la notevole quantità di saponette che doveva forzatamente raccattare in qualità di nuovo arrivato, lo portarono quasi sull'orlo dell'esaurimento nervoso. Pian piano poi, con il trascorrere del tempo, la situazione andò normalizzandosi. Trovò nuovi stimoli nello studio degli insetti e nel gioco della dama, in cui divenne praticamente imbattibile, ma forse più di ogni altra cosa, la doccia comune non fu per lui più un supplizio. Incarnò perfettamente le sembianze del detenuto modello, sia per il suo carattere mite, sia per l'obiettivo che si era prefigurato, cioè quello di ottenere uno sconto di pena ed essere libero prima del cinquantesimo anno di età, in modo da poter tentare di rifarsi una vita. Dalla cella non usciva quasi mai, Trascorreva il tempo tendendo trappole ed agguati ai numerosi insetti che infestavano il penitenziario per studiarne i comportamenti. In poco tempo ne accumulò una grande quantità, tanto che dovette costruire, in gran segreto, una piccola città in cui farli vivere. Edificò dei palazzi in cui essi potevano alloggiare ed inoltre predispose infrastrutture (fognature, illuminazione pubblica, ecc) necessarie alla comunità. Si rese subito conto però che gli insetti erano come gli uomini: cattivi e belligeranti. Le cimici infatti odiavano a morte i ragni che a loro volta detestavano le bachere, che per la loro supremazia fisica sovrastavano tutti gli altri ed erano perciò anche disprezzate da tutti. Inevitabilmente scoppiò una guerra intestina che in breve tempo si trasformò in una carneficina vera e propria. Non riusciva a far cessare le ostilità, nonostante avesse fatto intervenire,per sedare il conflitto, un reparto celere di formiche tagliafoglie scelte, inviategli da un suo amico ergastolano del congo belga. Un giorno durante un controllo di routine, i secondini scoprirono la metropoli fino ad allora nascosta dietro al suo armadietto e la rasero al suolo senza alcuna pietà. Quando ignaro, rientrò in cella e vide quello spicinio perse totalmente il controllo. Uccise barbaramente due delle tre guardie carcerarie colpevoli del massacro e prese in ostaggio l'altra, chiedendo la libertà o l'uccisione dell'agente in diretta streaming. Venne purtroppo freddato da un tiratore scelto, pochi metri prima di uscire dal penitenziario, nonostante si facesse scudo con l'odiato aguzzino dei suoi amati insetti. Oggi la sua storia è divenuta una serie di successo su Amazon Prime.
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