martedì 28 ottobre 2025

Automobilisti, la peggio razza

Sentì come un sibilo in lontananza.Dopo alcuni centesimi di secondo fu centrato da un violento scapaccione alla nuca. La forza impattante e l'inaspettatezza del gesto lo fecero barcollare.Riuscì con fatica a riprendersi ed appena in equilibrio, si voltò di scatto indietro per vedere in faccia il simpaticone che l'aveva brutalmente colpito. Non riuscì a scorgere però nessuno che poteva additare con certezza come esecutore materiale. Non era neppure possibile però che si fosse dileguato in così poco tempo. Trovandosi in un marciapiede brulicante di pedoni, quel pezzo di merda poteva essersi nascosto dietro ad un'automobile, oppure poteva essere entrato in un negozio, ma anche essersi semplicemente mescolato con la folla. Sperò di trovare un aiuto nei tanti passanti che lo attornavano ed avevano assistito alla scena. Niente. Intorno a lui invece tutti lo deridevano senza remore e non gli risultava possibile ricevere alcuna informazione. Una vampa di calore generata da quell'ilarità, unita ad un senso di solitudine lo avvolse completamente. Sentì salire un sentimento di odio profondo verso ogni prossimo e, per non commettere una brutalità, iniziò a correre a perdifiato fino a che non giunse a casa. Essendo rimasto vedovo appena compiuti quindici anni, abitava da solo in un monolocale ricavato nell'ex-cisterna bonificata di un distributotre di benzina esploso molti anni prima in circostanze misteriose. Varcata la soglia, isolato dal mondo e senza potersi sfogare con nessuno, si trovò giocoforza a rimuginare su quell'assurda storia che gli era capitata suo malgrado. Dopo una serrata meditazione durata sei giorni, elaborò quella che ritenne la soluzione più adatta: non sarebbe più uscito di casa per almeno tre anni, tempo che giudicò necessario affinchè il mondo si fosse completamente dimenticato di lui e così fece. Qualsiasi cosa abbisognava la ordinava online con consegna tassativa sullo zerbino di casa. Il tempo, seppur lento, trascorse inesorabilmente ed il giorno della sua purificazione arrivò. Appena sorta l'alba del giorno fatidico, uscì dall'isolamento forzato che si era imposto. Sentì riempirsi i polmoni dell'aria fresca mattutina che non era più abituato a respirare ed inziò a tossire smodatamente per una buona mezz'ora. In quel lasso di tempo in cui aveva fatto l'eremita, il quartiere era cambiato radicalmente.Molte case erano state abbattute per lasciare posto ad un grattacelo orizzonatale per affitti brevi. Tutti i negozi, eccetto un bangla-market sovietico, erano stati spazzati via dalla globalizzazione. Gli alberi e le aiuole erano stati sostituiti da arbusti di led a cristalli liquidi che diventavano intermittenti in occasione della fotosintesi mattutina.Lungo le vie si incontravano solo animali randagi in calore perenne a causa del cambiamento climatico, sempre affamati a caccia di prede. Fu completamente avvolto da una senzazione di terrore. Rimase pietrificato, in posizione di crocefisso, nel bel mezzo di un incrocio di quattro strade trafficatissime.Bloccò la circolazione ed in pochi minuti si formarono delle file gigantesche. Il caos si impadronì del luogo. Alcuni automobilisti armati, facenti parte delle Brigate Sottosterzo, in preda ad una collera incontrollabile aprirono il fuoco senza un motivo apparente. Fu una carneficina. Ben 174 persone persero la vita in quello che i quotidiani ribattezzarono "L'eccidio del Cristo Redentore". Oggi sul luogo della strage sorge una stele a memoria di tutti i caduti. Dopo 47 anni e sette sentenze puntualmente ribaltate, ancora non è stata fatta chiarezza sui fatti. A breve una mini-serie su Netflix ed un poadcast sulla piattaforma Spotify.

venerdì 17 ottobre 2025

La strage inutile

Dalla finestra mignon della sua cella poteva vedere sorgere il sole. Nel periodo primaverile poi, con il cielo sereno, il primo raggio lo colpiva precisamente mentre dormiva steso sul letto a castello, come se fosse coricato nel tempio di Abu Simbel. Il sole però non era più quello di una volta e tale fenomeno, che si ripeteva inesorabile negli anni, gli aveva procurato un'ustione nel centro della fronte a forma di chiave musicale. Per questa sua peculiarità tutti gli altri galeotti lo avevano soprannominato "Rachmanioff". Era stato condannato a 26 anni di reclusione per aver gettato(per oltre un decennio) nel cassonetto dell'indifferenziato sopra alla sua abitazione, una quantità spropositata di rifiuti tossici altamente pericolosi per la salute pubblica. In pratica aveva stretto un patto con una cosca mafiosa dell'isola di Lipari, in cui si impegnava a smaltire qualunque tipo di scoria nociva gli fosse stata inviata, purché non superiore ai 15 kg di peso netto. Inizialmente le difficoltà generate dalla reclusione furono enormi. La sensazione di inutilità dell'esistenza, la mancanza della libertà e degli affetti cari, ma soprattutto la notevole quantità di saponette che doveva forzatamente raccattare in qualità di nuovo arrivato, lo portarono quasi sull'orlo dell'esaurimento nervoso. Pian piano poi, con il trascorrere del tempo, la situazione andò normalizzandosi. Trovò nuovi stimoli nello studio degli insetti e nel gioco della dama, in cui divenne praticamente imbattibile, ma forse più di ogni altra cosa, la doccia comune non fu per lui più un supplizio. Incarnò perfettamente le sembianze del detenuto modello, sia per il suo carattere mite, sia per l'obiettivo che si era prefigurato, cioè quello di ottenere uno sconto di pena ed essere libero prima del cinquantesimo anno di età, in modo da poter tentare di rifarsi una vita. Dalla cella non usciva quasi mai, Trascorreva il tempo tendendo trappole ed agguati ai numerosi insetti che infestavano il penitenziario per studiarne i comportamenti. In poco tempo ne accumulò una grande quantità, tanto che dovette costruire, in gran segreto, una piccola città in cui farli vivere. Edificò dei palazzi in cui essi potevano alloggiare ed inoltre predispose infrastrutture (fognature, illuminazione pubblica, ecc) necessarie alla comunità. Si rese subito conto però che gli insetti erano come gli uomini: cattivi e belligeranti. Le cimici infatti odiavano a morte i ragni che a loro volta detestavano le bachere, che per la loro supremazia fisica sovrastavano tutti gli altri ed erano perciò anche disprezzate da tutti. Inevitabilmente scoppiò una guerra intestina che in breve tempo si trasformò in una carneficina vera e propria. Non riusciva a far cessare le ostilità, nonostante avesse fatto intervenire,per sedare il conflitto, un reparto celere di formiche tagliafoglie scelte, inviategli da un suo amico ergastolano del congo belga. Un giorno durante un controllo di routine, i secondini scoprirono la metropoli fino ad allora nascosta dietro al suo armadietto e la rasero al suolo senza alcuna pietà. Quando ignaro, rientrò in cella e vide quello spicinio perse totalmente il controllo. Uccise barbaramente due delle tre guardie carcerarie colpevoli del massacro e prese in ostaggio l'altra, chiedendo la libertà o l'uccisione dell'agente in diretta streaming. Venne purtroppo freddato da un tiratore scelto, pochi metri prima di uscire dal penitenziario, nonostante si facesse scudo con l'odiato aguzzino dei suoi amati insetti. Oggi la sua storia è divenuta una serie di successo su Amazon Prime.

martedì 14 ottobre 2025

Una musata di altri tempi

"Carlo", gli disse la madre, " per favore corri subito in farmacia a prendere un antipiretico senza benzedrina per il nonno che ha febbre altissima. Mi raccomando comunica alla dottoressa Sifone, che quello che abbiamo acquistato la settimana scorsa a base di tensiosfaraglio non va assolutamente bene perché gli provoca immediatamente tosse asfittica ed attacchi diarroici ad intervalli regolari. Mi raccomando non fermarti a parlare con nessuno. Anzi, mettiti il passamontagna che babbo usa per andare a caccia per non farti riconoscere, altrimenti faccio prima a chiamare un Glovo". Carlo uscì di casa a razzo, senza neppure lavarsi i denti. Indossò la maschera del Dottor Octopus, acerrimo nemico dell'Uomo Ragno, usata alcuni mesi prima per il veglione di carnevale, perché nella fretta non riuscì a trovare il passamontagna caldeggiato dalla madre. Sempre per la foga si dimenticò di indossare le scarpe e si lasciò ai piedi i sandali in rovo dei frati benedettini di Spello, che calzava in casa per espiare preventivamente i numerosi peccati di natura carnale che commetteva durante l'arco della giornata. All'esterno l'aria era rigida ed il marciapiede era coperto da un velo d'acqua gelata dovuto alla pioggia caduta copiosa nella notte. Appena fatto il primo passo in strada affondò in una pozza marmata. Percepì subito un violento crampo al polpaccio destro e conseguentemente il blocco dell'intera gamba. Per alcuni interminabili secondi tentennò in precario equilibrio per poi, a causa dell'assoluta mancanza di sensibilità dell'arto, precipitare violentemente a terra. Come paralizzato, non riuscì a mettere le mani per attutire la caduta ed atterrò , complice la forza di gravità, di muso sull'asfalto granitico. Appena toccato il suolo, per il dolore lacerante, cadde in un sonno profondo. Quando si destò, si trovava in una camera d'ospedale. L'infermiera, una splendida infermiera Balck&Decker della Silicon Valley, gli comunicò a bruciapelo che era rimasto in coma per ben quarantuno anni. Da circa venti poi, a causa di un corto circuito all'intelligenza artificiale del Primario del Reparto, la sua cartella clinica era andata persa e quindi lui era stato depositato nello stanzino delle medicine scadute. A lungo andare le esalazioni di queste probabilmente lo avevano riportato in vita. Prese i suoi effetti personali e senza salutare uscì dalla clinica. Percorse poche centinaia di metri si rese conto di essere obsoleto, perché era l'unica persona che camminava in modo tradizionale, senza usare le galosce propellenti. Scappò in amazzonia dove visse oltre venti anni sopra ad una ninfea gigante senza mai voler scendere a terra.