martedì 17 febbraio 2026
C'era un armeno, una marmotta, uno svedese ed un maltese in villeggiatura. La storia degli ultimi anni scritta da Sesto Caio Samprospero
Come da predizione ultraterrena di Corallina, indimenticata maga dell’onda, il Marmotta Bianco, senza neppure passare dal via come nel Monopoli, porta inesorabilmente alla bancarotta il club compresi i cotillon. Viene allora creata una società calcistica parallela nella ridente cittadina toscana per evitarne la sparizione indecorosa dal mondo del calcio. L’azienda di proprietà del muflone dalla criniera trattata scrupolosamente con piastra lisciante e keratina, scompare chiaramente dentro la cloaca senza fine dei faccendieri impuniti, previo svuotamento di tutti gli averi. L'altra invece, viene acquisita da un trading-influencer, con le scarpe a punta e la propensione per le media-cazzole. A seguito di questo sdoppiamento, il campo da gioco dove dagli anni ’30 dello scorso secolo vengono disputate le partite casalinghe, a causa di una diatriba legale senza senno, diviene inservibile a chiunque e chiuso con tre giri di catena anti-taglio. La squadra calciante, in una situazione che non risulta descrivibile, ma neppure credibile, deve emigrare, in locazione, per allenarsi e disputare i match interni, in un campo sportivo situato ad una decina di chilometri fuori dal Comune. La compagine comunque, nonostante le enormi difficoltà burocratiche e non sportive, riesce agevolmente a vincere il campionato senza grosse problematiche. La partita forse più emblematica è quella disputata contro una squadra di un luogo che ha sempre rappresentato la fermata dell'autobus urbano n.5. Verso la metà del campionato vittorioso, una cordata di investitori svedesi, circa un centinaio per la precisione, tutti residenti in un fiordo a forma di triangolo scaleno, avanzano un'offerta concreta per acquisire la maggioranza delle quote della società. Nessuno, probabilmente nemmeno loro, conosce le motivazioni reali di questa mossa. Il resto è storia che si sta ancora scrivendo ed è quindi troppo presto per raccontarla anche ironicamente. Però ad un certo punto succede un qualcosa degno di nota. Senza le consuete anticipazioni o fughe di notizie, un maltese, forse un esule in barca a vela o un cavaliere ancora a guardia "dello nero perglio che vien dal mare", avanza un offerta al centurione nordico per acquisire la società. Non si sa se il malloppo messo sul piatto sia costituito da soldi veri, lingotti d'oro della prima repubblica venduti all'asta fallimentare della Tognazza o criptovalute delle isole Bermuda, ma la proposta viene categoricamente respinta dai biondi proprietari. Da qui siamo nel presente e la storia per il momento finisce.
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