lunedì 9 marzo 2026
Gli spettri del reduce
Fin da piccolo aveva sempre voluto fare lo Ezbollà (scritto in senese). Vista la sua tenera età, non esisteva chiaramente una ragione razionale che potesse giustificare tale passione. Il motivo vero era semplicemente che quel buffo nome gli ispirava simpatia. Troppo piccolo per interessarsi a guerre, razze o religioni, sentiva menzionare spesso questo appellativo, soprattutto la sera a cena quando, assieme ai genitori, vedeva distrattamente il telegiornale delle 20.00. Spesso poi si creava un connubio con un altro nome che anch’esso gli destava attrazione, quello della città di Beirut. Questi fantomatici Ezbollà se li immaginava altissimi, con dei turbanti enormi in testa color fucsia, profumati di karkadé e con mani e polsi ornati di braccialetti ed anelli babilonesi. Crescendo, seppur sempre più immerso nelle libagioni adolescenziali, continuava saltuariamente a sentirli nominare sempre al notiziario della sera. Proseguiva ancora però a non capire chi fossero, che sembianze potessero avere le loro facce e soprattutto quale fosse il loro scopo reale oltre a quello di farsi bombardare. Si fece tutta la trafila da giovane ragazzo: sigarette, alcool, qualche spinello, nottate brave, tortellini panna e prosciutto o bomboloni caldi all’alba, un paio di incidenti automobilistici, per fortuna non gravi, dovuti alla sonnolenza, tre o quattro pillole del giorno dopo rimediate per la compagna occasionale, onde evitare genesi di parenti troppo stretti. Arrivò quindi alle soglie della maggiore età senza praticamente avere conosciuto nessuna delle numerosissime brutture del mondo. Poi un giorno mentre stava pranzando accanto alla madre sempre più anziana e piccola di statura, una notizia marginale del telegiornale, l’ultima per la precisione, gli riportò ancora alla ribalta quel buffo nome che non sentiva da tempo, Ezbollà. La menzione riguardava, manco a dirlo, l’ennesimo bombardamento. Come era possibile? Ma questa gente era ancora viva nonostante le gragnole di ordigni a loro indirizzati nei decenni. Per avere delle informazioni più dettagliate a tal riguardo, decise di telefonare ai vigili urbani della sua città. Ricevette da essi una risposta negativa, in quanto non risultava stranamente nessuna multa legata a quel nome. Gli fu consigliato di provare all’ufficio anagrafe ed in ultima istanza al Gabibbo di Striscia la Notizia. Decise che era meglio e più veloce provvedere personalmente. Si recò in biblioteca nazionale e prese in prestito dei libri su cui studiare. Appena uscito dalla struttura, visto il tipo di saggi ritirati, venne subito attenzionato dalle autorità di vigilanza; gli appiopparono alle calcagna un drone in miniatura a forma di libellula che lo seguiva in ogni dove. Lui intanto ancora nel pieno della gioventù continuava a straviziare anche pesantemente ed ogni giorno. Negli scampoli di lucidità quindi cercava di leggere e di capire, ma non era assolutamente facile conciliare queste due attività diametralmente opposte. Quando finalmente riuscì ad avere un quadro abbastanza dettagliato della situazione, decise che voleva fare lo Ezbollà, in maniera però sobria, fondamentalmente per ridere con gli amici. Costruì artigianalmente un rudimentale bazooka-giocattolo ed una mitragliatrice automatica a salve, ricevuta come premio per la raccolta punti della carne in scatola Simmenthal. Ogni mattina, di buonora apriva la portafinestra del soggiorno, poi usciva in balcone, piazzava le armi gingillo in vista ed iniziava a far finta di combattere, simulando i sibili dei proiettili con maestria di ventriloquo. Un malaugurato giorno di metà maggio, questa sceneggiata quotidiana fu notata da un reduce americano del corpo dei marines di passaggio sotto la sua abitazione, che aveva combattuto nel golfo persico ed in Afghanistan. L’uomo girava sempre armato fino ai denti perché vedeva nemici in ogni dove e nessuno aveva mai avuto il coraggio di dirgli che era uno psicopatico di battaglia al solleone. Quando l’ex soldato lo vide sdraiato in terrazza giocare alla guerra, non esitò ad aprire il fuoco con la sua pistola a dodici caricatori simultanei. Per il ragazzo purtroppo non ci fu scampo. Appena giunse sul luogo “l’unità scelta dei paracadutisti assalitori senza timore”, allertati telefonicamente dai testimoni dell’accaduto, terrorizzati dalla quantità di colpi esplosi in pochissimi secondi, il reduce dichiarò immediatamente di aver agito per legittima difesa. Ne nacque subito una diatriba internazionale di stato. Dopo alcuni giorni, a seguito di una fitta trama di trattative politiche, l’uomo venne rimpatriato senza subire alcun processo giudiziario, attraverso il ricatto da parte della governance a stelle e strisce, dell’attuazione di un rialzo smisurato dei dazi doganali sulle sottilette di formaggio cheddar e sulle intramontabili caramelle al rabarbaro.
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